venerdì, aprile 10, 2009

Con l'Abruzzo

Alcuni riferimenti utili (fra i tanti) per donazioni alle popolazioni terremotate dell'Abruzzo.

Donazioni al Banco Alimentare dell'Abruzzo:Banca Carichieti, filiale di Pescara, viale Bovio, conto corrente numero 10715 - ABI 6050 - CAB 15402 IBAN IT 26A0605015402CC0560010715 CAUSALE: PRO TERREMOTO. ABRUZZO-Donazioni alla Crocerossa: Banca Nazionale del Lavoro - Filiale di Roma Bissolati -Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 - Roma C/C BANCARIO n° 218020 intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma, IBAN: IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020.
Causale: PRO TERREMOTO ABRUZZO.
Altra possibilità di donare alla Croce Rossa:Conto Corrente Postale n. 300004 intestato a: Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 RomaCodice IBAN: IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004.Causale: PRO TERREMOTO.
ABRUZZO-Versamento alla Caritas:Numero di conto corrente postale 82881004,IBAN: IT77K0760103200000082881004, intestato a Caritas Diocesana di Roma, causale: terremoto Abruzzo
Versamento alle Misericordie d'Italia:Monte dei Paschi di Siena, Codice Iban: IT03 Y010 3002 8060 0000 5000 036.
Bonifico bancario a Mediafriends:conto corrente intestato a: MediafriendsIBAN: IT41 D030 6909 4006 1521 5320 387Causale: terremoto Abruzzo.
(Fonte: "Aiutiamo le vittime del terremoto", Facebook).

domenica, marzo 29, 2009

Chiude anche la LEF



Da giorni, ormai, lo sappiamo: chiude anche la LEF.
Una grande libreria fiorentina. Anzi, più che una libreria. Uno storico punto di incontro e una sorta di "focolare" culturale, cui hanno fatto riferimento personalità come La Pira, Don Milani, Balducci, Gozzini e Meucci. L'attività editoriale continuerà (gestita da Giannozzo Pucci), ma la chiusura della libreria è un (altro) brutto colpo all'immagine e alla vita culturale di Firenze. L' utile "provocazione" di Franco Cardini (che sostiene che gli intellettuali devono personalmente mettere mano al portafoglio per impedire la chiusura) non è altro che il classico "sasso in piccionaia". Fa intelligentemente rumore, ma non serve. E' nella dimensione pubblica (e istituzionale) che, sia pure in tempi di"vacche magre" e di scarsità di risorse, va aperto un dibattitto per la tutela, non assistenziale, della "cultura diffusa". Che è un patrimonio inestimabile di Firenze e della Toscana.
E' la strada maestra per non ritrovarsi, così spesso, a dover piangere sul latte, ormai, versato.
Alla LEF, comunque, per quanto negli anni ha rappresentato, un convinto "GRAZIE".

giovedì, marzo 12, 2009

Sono universali i diritti umani?



Sono universali i diritti umani? Viene da dubitarne-non in linea di principio, sia chiaro, ma in linea di fatto- perché sono troppi i dittatori e i torturatori che la fanno da padroni. Eppure, la recente incriminazione, da parte della Corte penale internazionale, del sudanese Omar Al Bashir, accusato di gravissimi crimini in relazione al drammatico "caso Darfur" rappresenta un passaggio molto importante.
Alcuni potenti della Terra (soprattutto la Cina) si sono prontamente schierati con l'incriminato e i soliti commentatori "realisti" hanno accusato la Corte di peccare di velleitarismo e di aver preso una decisione "inopportuna". Ma per i poveri, i disgraziati ed i perseguitati del mondo, sapere che, finalmente, il diritto inizia a reclamare la sua validità al di là delle frontiere e dello sbandierato paravento del rispetto della "sovranità nazionale" rappresenta un segnale davvero nuovo. Un segnale di speranza.

giovedì, febbraio 19, 2009


E dopo Walter?

lunedì, febbraio 16, 2009

Trenta anni dopo le "Urla del silenzio"

In quel dimenticato angolo di mondo che è la Cambogia, è giunto, forse, il momento di fare i conti con la storia. Una storia tragica. Quella raccontata, a suo tempo, da un film bello e angosciante come "Urla del silenzio" (di Roland Joffé). In inglese il titolo del film era " The Killing Fields". Vi si narrava, appunto, la tragedia dei "campi della morte" della Cambogia di Pol Pot, nei quali perì in cattività un numero enorme (1.700.000, secondo cacoli accreditati) di persone.
L'incubo del dominio dei Khmer Rossi terminò il 7 Gennaio 1979, con l'invasione ( realizzata, certo, non per motivi umanitari, ma comunque provvidenziale) della Cambogia da parte del Vietnam.
Sono passati trenta anni. Pol Pot, nel frattempo, è morto, nel 1998, senza aver pagato per le sue colpe. Sul popolo cambogiano per anni è gravato il silenzio della rimozione storica, l'indecenza dell'impunità degli aguzzini e il mancato risarcimento morale delle vittime.
Tra complicità, silenzi, convenienze internazionali, finora, nessuno dei carnefici era stato processato. Adesso, viene portato alla sbarra "Duch" (Kaing Guech Eav), responsabile del carcere "S21", in cui furono torturate, e morirono, 17.000 persone. E indagati sono altri quattro "gerarchi": Ieng Sary, Ieng Tirith, Khieu Samphan, Nuon Chea.
Non è molto, ma simbolicamente si è in presenza di un passaggio importante.
Con tre decenni di ritardo, un processo di riconciliazione ed un'operazione-verità "dalla parte delle vittime" (analoga a quella messa in atto nel Sudafrica dell' ex-apartheid) sono, adesso, messi all'ordine del giorno.

domenica, gennaio 18, 2009

Una rivoluzione copernicana per la pace





E’ tregua. Dopo devastanti bombardamenti nella Striscia di Gaza, Israele ha proclamato la fine delle ostilità. Unilaterale. Hamas ha fatto sapere che, finché le truppe di Tsahal non se ne andranno, la “resistenza” continua. Poi, ha proclamato una “sua” tregua di 7 giorni.
La pace è (ancora) lontana.
Mentre dai territori palestinesi giungevano immagini raccapriccianti, tornava alla mente, in un senso del tutto particolare, il “pensiero” di Pascal: “Ci sono delle ragioni del cuore che la ragione non conosce”. I ragionamenti portano a disquisire sul carattere più o meno “proporzionato” delle operazioni militari. Il “cuore” (che è cosa diversa dal “sentimento”, cioè intuizione profonda del mistero della vita) si ribella di fronte alla sofferenza della povera gente.
E’ per un moto di coscienza che un riservista israeliano si è rifiutato di partire per Gaza, contestando i bombardamenti su un territorio sovrappopolato. Certo, bisogna essere sensibili alle sofferenze di tutti gli innocenti. Anche a quelle degli israeliani che vivono l’incubo dei razzi Qassam. Siamo “povera gente”, hanno detto anche i familiari delle due bambine palestinesi uccise “per errore” da un lancio di Hamas.
C’è un cammino impegnativo da fare. Israele deve prendere atto che non c’è soluzione militare ad un problema (quello della convivenza fra “opposte ragioni”) che può essere sciolto solo per “via politica”. Gli abitanti di Gaza avranno di che ripensare sulla fiducia accordata, per disperazione, agli estremisti di Hamas, che vogliono trasformare un conflitto politico-territoriale in uno scontro ideologico-religioso.
C’è, in generale, una “rivoluzione copernicana” da operare. In un dibattito esasperante, si è abituati a valutare con il misurino se, e quanto, si è filo-israeliani o filo-palestinesi. E’ il riflesso condizionato della dialettica amico-nemico. A cui andrebbe sostituita la logica del confronto con le ragioni dell’ “altro” e del coraggio di “osare la pace”.


(Articolo su "Il Nuovo Corriere di Firenze" del 19/01/09).


lunedì, gennaio 05, 2009

Pace Adesso



Per la cessazione delle ostilità che porti, da subito, alla sospensione dei raid arei israeliani su Gaza (che stanno comportando un numero elevatissimo di vittime civili palestinesi e una grave emergenza umanitaria) e dei combattimenti a terra e per la parallela, immediata, cessazione del lancio dei razzi di Hamas contro le città israeliane, sono importanti la mobilitazione e l'attivazione della Comunità internazionale, in tutte le forme, per l'ottenimento indilazionabile di una tregua, il soccorso e la vicinanza alle popolazioni colpite, la liberazione incondizionata del soldato israeliano Gilad Shalid (tenuto in ostaggio da trenta mesi), l'eventuale dispiegamento di una Forza multinazionale di interposizione (come in Libano), in vista dell'urgente ripresa di un percorso di pace, in linea con il processo di Oslo, per "due popoli, due stati" che possano finalmente convivere e por fine alla devastante situazione di "non pace, non guerra" in atto da decenni fra israeliani e palestinesi.

Pace, Adesso!

martedì, dicembre 09, 2008

Il compleanno dei diritti umani

Il 10 Dicembre
la Dichiarazione universale dei diritti umani compie 60 anni.
Fu, infatti, approvata nel lontano 1948.
A che punto siamo, oggi, in materia di diritti umani? Passi in avanti ne sono stati fatti. E’ aumentato il numero dei Paesi democratici e la messa al bando della pena di morte guadagna consensi. Anche la Corte Penale internazionale (nonostante la non adesione di Usa, Russia, Cina) sta svolgendo un significativo lavoro nel perseguire i crimini contro l’umanità. Ma su tutti i versanti ( dei diritti civili, politici e sociali) i problemi aperti, e le tragedie, abbondano.
Basta scorrere il mappamondo e richiamare alla mente Medio Oriente, Iran, Somalia, Darfur, Afghanistan o Tibet. La crisi economica rende, peraltro, precario, nello stesso mondo “sviluppato”, il diritto al lavoro (cui è stata dedicata la Festa della Toscana). Un fronte inedito è, d’altra parte, quello dei diritti di “nuova generazione”, come quelli relativi ad un ambiente non inquinato, su cui Barack Obama ha, non a caso, incentrato gran parte del suo programma.
Non poco cammino è stato compiuto. Ma c’è ancora da fare perché l’affermazione che apre la Dichiarazione (“Tutti gli uomini nascono liberi e uguali in dignità e diritti”) abbia effettiva ed universale risonanza in tutti gli angoli del pianeta.

giovedì, novembre 27, 2008

Mumbai, città-martire

La grande città indiana di Mumbai era già stata colpita in passato da devastanti attentati terroristici.
Le notizie che giungono adesso da questa città-martire sono gravissime: attacchi a ripetizione, decine e decine di morti, cieche manifestazioni di violenza contro i civili.
Il terrorismo alza la posta. Va combattutto con una strategia globale, che affronti le concause (miseria, diseguaglianze sociali, conflitti fra culture), ma che sappia anche delineare un'efficace e complessiva azione di carattere repressivo che raggiunga e punisca i responsabili di atti che nessuna motivazione ideologica può giustificare. A noi sta manifestare solidarietà alla democrazia e ai popoli dell'India e riportare alla memoria una vecchia, non retorica e sempre valida, parola d'ordine: "Non passeranno".

venerdì, novembre 14, 2008

Astronautica ed evocazioni di nuovi orizzonti




Il convegno "Astronauticon 3", che si svolgera' presso l'Hotel Biondi di Montecatini Terme (15 e 16 novembre 2008), organizzato dall'Italian Space and Astronautics Association con il patrocinio della Regione Toscana, dove mi rechero' a portare il saluto istituzionale della Commissione Cultura del Consiglio Regionale, e' una manifestazione di grande originalita'. Quello dell'astronautica e' un mondo di grande fascino e di notevole interesse. L'esplorazione dello spazio ha segnato un'epoca ed ha suscitato nell'immaginario collettivo evocazioni di nuove frontiere e di nuovi orizzonti in precedenza preclusi alla conoscenza umana. La scienza e la tecnologia hanno compiuto, a partire da questo ambito, passi in avanti inimmaginabili fino a pochi decenni addietro. E' significativo che una manifestazione come questa si svolga in coincidenza con l' "anno di Galileo", che alla scienza e' specificamente dedicato, e che nella direzione della diffusione del sapere scientifico ci invita tutti a compiere nuovi sforzi. C'e' sicuramente anche un'attenta riflessione critica da compiere. Viviamo in un tempo che, da un lato, spinge verso nuove conquiste tecnico-scientifiche, e dall'altro registra moniti (di carattere filosofico) che invitano ad un buon uso, razionale e sostenibile, delle risorse e chiedono puntuali riferimenti etico-giuridici capaci di mettere effettivamente le nuove conquiste al servizio dell'umanita', al riparo da ogni improprio sentimento di "onnipotenza" da parte della scienza e della tecnologia medesime. E' l'ambivalenza del tempo della complessita'. Si tratta di procedere sulla strada dell'antico obiettivo del dialogo fra le due culture (umanistica e scientifica) in direzione di nuovo umanesimo all'altezza dell'eta' della mondializzazione. Il Convegno di Montecatini, nella specificita' dei suoi affascinanti riferimenti, giova a ricordarcelo.

giovedì, ottobre 23, 2008

Il premio Sacharov al dissidente cinese Hu Jia



Il Parlamento europeo ha avuto più coraggio degli accademici di Svezia: nonostante le pressioni contrarie di Pechino, il Prix Sakharov 2008 per la libertà di pensiero è stato assegnato questa mattina al dissidente cinese Hu Jia, (nella foto) 34 anni, condannato la scorsa primavera a tre anni e mezzo di prigione per "incitamento alla sovversione" per aver diffuso attraverso Internet una lettera sulla "reale situazione in Cina" alla vigilia dei Giochi Olimpici di Pechino. In una lettera inviata a Hans-Gert Pottering, presidente del Parlamento Ue, l'ambasciatore cinese presso l'Unione Europea aveva scritto che assegnare il premio a Hu "offenderebbe il popolo cinese" e "causerebbe seri danni" alle relazioni Cina-Ue. Il premio Sacharov per la libertà di pensiero viene assegnato dal Parlamento europeo a persone o a organizzazioni che si distinguono nella difesa dei diritti umani e della democrazia.
(Comunicato Information Safety and Freedom)

domenica, ottobre 19, 2008

Il riscatto di Abele



In questi giorni, due vicende parallele ci hanno ricordato la tragedia degli “anni di piombo”. Quando Caino vestiva i panni dell’ideologia. A far di nuovo sanguinare quella ferita la sconcertante negazione dell’estradizione da parte della Francia dell’ ex terrorista Petrella, per “motivi di carattere umanitario”. Di segno opposto la vicenda che ha al centro Sabina Rossa, figlia dell’operaio e militante del Pci ucciso dalle BR, ed uno degli appartenenti al commando omicida. All’ex brigatista è stata negata la libertà condizionale. Sabina si è espressa, invece, a favore della concessione dei benefici di legge . “In 28 anni si è ravveduto ed ha pagato”, ha sobriamente sostenuto.
Ha fatto un bel gesto. Un gesto di quelli che esprimono la tranquilla forza morale di chi sta dalla parte dolente di Abele.

martedì, ottobre 07, 2008

Anna Politkovskaja: per non dimenticare



Nel secondo anniversario dell'uccisione di Anna Politkovskaja
un impegno a non dimenticare la lezione di vita di una grande testimone della libertà di espressione in Russia e nel mondo.

lunedì, settembre 29, 2008

La scomparsa (violenta) di una donna-simbolo.




Malalai Kakar faceva un lavoro assai insolito ( per una donna, in paese come l' Afghanistan, dove l'inserimento sociale delle donne è malvisto e ostacolato): era una donna-poliziotto.
Faceva un lavoro, Malalai Kakar, doppiamente delicato e pericoloso: indagava sui delitti e sui soprusi commessi contro le donne.
In una società maschilista e patriarcale, come quelle afghana, tentata costantemente dall'insidia integralista e incalzata dal fuoco talebano, un ruolo come quello che lei ha svolto, con determinazione, richiede molto coraggio.Era diventata una donna-simbolo. Anche la sua città, Kandahar, è, per più versi, una città-simbolo.
Il suo impegno professionale ed il suo coraggio civile non gli sono stati perdonati. "Era un obiettivo", che è stato raggiunto e colpito, hanno comunicato seccamente i suoi nemici.
Un simbolo da abbattere. Con il "burocratico"linguaggio dei comunicati ideologici, la questione
è seccamente inquadrata. E liquidata.
Sta ai democratici, uomini e donne, del mondo non dimenticare (e far fruttificare) l'esempio di questa piccola donna-coraggio e i problemi del suo (lontano) Paese.

domenica, settembre 21, 2008

Birmania: ad un anno dalla repressione


Massiccia presenza di soldati e polizia a presidiare le strade di Yangoon e molti grandi monasteri, controlli su ogni auto e passante, ieri, 18 settembre, primo anniversario del giorno nel quale migliaia di monaci buddisti scesero in piazza nell'intero Paese, sfilando tra gli applausi della gente, in protesta per le violenze dei militari contro i monaci nella città di Pakokku. Fu l'inizio di una manifestazione di massa, guidata da decine di migliaia di monaci del Paese, applaudita dalla comunità mondiale (oggi molto più silenziosa), repressa nel sangue dal regime militare con violenza sistematica. Ieri polizia ed esercito hanno indossato una cravatta rossa, segno di "massima all'erta". Nei giorni precedenti sono stati arrestati numerosi attivisti, tra cui Nilar Thein, protagonista delle proteste di un anno fa. Nelle prigioni birmane si stimano esserci almeno 2mila prigionieri politici: attivisti per i diritti umani, almeno 196 monaci autori delle proteste del 2007, esponenti delle minoranze etniche, che i militari continuano a sterminare. E il controllo su Internet si è fatto ancora più stretto. Un monaco ha raccontato che "Non possiamo nemmeno sederci tranquilli in un Internet café. Le autorità ci sorvegliano come terroristi". ( Comunicato ripreso da Information Safety and Freedom su fonte Agenzia Asia News).

domenica, settembre 07, 2008

Una pietra basilare



Drammatiche notizie continuano a giungere dalla regione di Orissa, in India. Dove continuano a manifestarsi gravi forme di intolleranza e di sanguinosa violenza contro i cristiani, sospettati di fare proselitismo ed accusati di atti di solidarietà sociale verso gli "intoccabili" delle caste "basse". Ai perseguitati di Orissa va manifestata una solidarietà forte, esplicita e senza riserve.
Come è giusto schierarsi per l'accoglienza e la promozione dell'apertura all'"altro" all'interno della nostra società, così è importante avere a cuore il tema della libertà culturale e religiosa a livello universale.
Nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, è fondamentale non dimenticare che la possibilità di coltivare liberamente il proprio credo religioso (o di non coltivarne alcuno) e di convertirsi eventualmente da un credo ad un altro costituisce una pietra basilare della convivenza civile fra gli uomini e i popoli.

giovedì, agosto 21, 2008

"Primavera di Praga": memento.



40 anni fa i carri armati sovietici invadevano la Cecoslovacchia e soffocavano il progetto riformatore di un "socialismo dal volto umano".
L'intervento armato e la repressione stroncavano così una delle principali esperienze dell' "altro sessantotto" (quello dell'Europa dell'Est).
Farne oggi memoria è un dovere di tutti coloro che, nel segno della cultura democratica e dell'antitotalitarismo, hanno a cuore un futuro fondato sulla coniugazione di giustizia e libertà. Che erano, poi, i riferimenti ideali dell'ormai lontana (e, inizialmente, promettente e radiosa) "Primavera di Praga".

sabato, agosto 16, 2008

Don Sciortino, un novello Lenin?



"Famiglia cristiana" è finita nel fuoco di una rovente polemica estiva per le critiche radicali al governo Berlusconi sui temi della sicurezza, dell'uso delle forze armate nelle città, delle impronte digitali obbligatorie per i Rom.
Può darsi che linguaggio e analisi proposte siano solo in parte condivisibili.
Ma l'attenzione del diffuso e popolare settimanale dei "paolini" per gli ultimi, i diseredati e la nuova "questione sociale" è, comunque, meritoria e, oggi, purtroppo inusuale.
D'altra parte, quelli che (dal versante governativo, soprattutto dopo la presa di distanza vaticana da "Famiglia cristiana") sembrano volerne addirittura interdire la diffusione presso chiese e parrocchie, oltre a rivelare una preoccupante insofferenza per le critiche, rivelano un'evidente non conoscenza della complessità del "mondo cattolico" e della sensibilità sociale esistente al suo interno. Che poco ha a che vedere con un generico "cattocomunismo". A meno di non voler inquadrare Don Sciortino (il direttore di "Famiglia cristiana") come una sorta di novello Lenin.

sabato, agosto 09, 2008



OLIMPIADI 2008

Libertà e diritti umani
per
il popolo tibetano
e per
il popolo cinese

giovedì, agosto 07, 2008

L'ombra del "capitano" Solzenicyn




Osservò, una volta, il grande "eretico" marxista Franco Fortini che una parte notevole della sinistra nostrana temeva, dietro ad ogni manifestazione di dissenso nel Blocco sovietico, di intravedere l'ombra incombente del "capitano" Solzenicyn.
Una notazione pungente che la dice lunga sulle storiche difficoltà della sinistra occidentale (e, in primis, italiana) a ricevere e ad accogliere la lezione del "dissenso" est-europeo e, ancor più, la drammatica testimonianza dell'ex ufficiale sovietico, poi deportato politico e scrittore "proibito", che in questi giorni ci ha lasciato. Di Solzenicyn si metteva in risalto il carattere conservatore, misticheggiante e tradizionalista della sua cultura. Non sempre a torto. Come, non a torto, è stata sottolineata, nei recenti anni post-sovietici, l'incongruenza delle sue prese di posizione a favore dell'ex agente del Kgb Vladimir Putin e dell'intervento russo in Cecenia. Ma tutto questo niente toglie al valore ineguagliabile e alla portata storica della denuncia del sistema concentrazionario portata avanti, a suo tempo, dall'autore di "Una giornata di Ivan Denisovic" e di "arcipelago Gulag". Aleksandr Solzenicyn, lucidissimo seppur contraddittorio profeta dell'antitolitarisimo, ci ha consegnato un testamento scritto a chiarissime lettere: l'edificazione, storicamente possibile, della giustizia sociale non può fondarsi sulla soppressione della libertà e della dignità umana. La sua denuncia dell'incubo totalitario materializzatosi nella storia ha segnato la cultura del Novecento. E rimane di piena attualità negli anni duemila.